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ChatGPT, il compagno di lavoro per il nostro lavoro quotidiano

di Filippo Poletti.

Possiamo dirlo: giovedì 30 novembre 2022 c’eravamo. Quel giorno, infatti, OpenAI lanciò ufficialmente il chatbot basato sull’intelligenza artificiale generativa. Ricordo bene come, nel giro di poche ore, riuscii a tradurre in ucraino un testo che stavo scrivendo in italiano. Fu una vera e propria scoperta non tanto dell’intelligenza artificiale, quanto dell’AI messa a disposizione di tutti. Oggi, a distanza di più di mille giorni, è possibile analizzare l’impatto dell’AI.

Tutto quello che c’è da sapere sull’AI

Proviamo a ragionare sull’AI, ordinando le idee e individuando un metodo di lavoro.

  1. 1. La nascita di una nuova funzione aziendale
  2. 2. L’adozione dell’AI in tre step
  3. 3. Le dieci competenze necessarie oggi

Si tratta di alcuni spunti che potranno essere approfonditi nei momenti formativi proposti da Generazione Vincente Academy.

La nascita di una nuova funzione aziendale

Il panorama aziendale sta vivendo una trasformazione epocale, guidata dall’intelligenza artificiale (IA), che sta dando vita a una potente capacità operativa che Jacopo Paoletti, nel libro AI Economy, definisce una nuova funzione aziendale. Non si tratta di un dipartimento da inserire nell’organigramma, né di una voce di bilancio, ma di una funzione cognitiva distribuita che permea ogni aspetto dell’impresa, agendo come un vero e proprio “sistema nervoso invisibile”. La sua essenza risiede nella capacità di collegare e integrare settori aziendali tradizionalmente distinti come la finanza, l’amministrazione, il marketing, le risorse umane o l’IT in un flusso continuo di pensiero algoritmico.

Seguendo il discorso di Paoletti, immaginiamo questa nuova funzione come il tessuto connettivo dell’impresa, una rete di neuroni artificiali che trasmettono e processano informazioni tra tutte le funzioni, consentendo risposte rapide e coordinate. Proprio come il cervello umano integra gli input sensoriali per prendere decisioni, questa funzione integra dati da tutte le diverse aree per contribuire a guidare l’organizzazione, segnando un’evoluzione dell’impresa nell’era digitale.

L’impatto di questa trasformazione è già tangibile. Secondo McKinsey, l’AI sta già contribuendo a un aumento medio della produttività totale e prevede che entro il 2030 contribuirà al PIL globale con circa 15 trilioni di dollari. Questo incremento deriverà dalla capacità dell’AI di migliorare l’efficienza e l’innovazione a tutti i livelli aziendali.

L’adozione dell’AI in tre step

Inquadrata l’importanza dell’AI, è opportuno capire come adottarla nel nostro dipartimento. Adottarla correttamente richiede un approccio metodico e consapevole. Come suggerisce il docente del Politecnico di Milano Davide Chiaroni nel mio libro Supervisor, i professionisti dell’AI, è possibile individuare tre fasi.

  • Step 1: automazione delle attività routinarie. Il primo passo nell’integrazione dell’AI consiste nell’identificare e automatizzare quelle attività ripetitive che assorbono tanto tempo. L’obiettivo è di liberare il nostro tempo. Nell’ambito della finanza e della contabilità, ad esempio, l’AI può aiutarci a generare report finanziari oppure elaborare fatture. Se parliamo di marketing e vendite, con l’AI è possibile l’invio automatizzato di e-mail di follow-up, la gestione delle risposte a richieste standard dei clienti o l’analisi preliminare delle performance delle campagne di promozione.

Un assistente AI, opportunamente addestrato, può svolgere questi compiti con rapidità.

  • Step 2: miglioramento della qualità e aumento dell’efficienza. Dopo aver liberato il nostro tempo grazie all’automazione, il secondo step prevede di reinvestire le nostre energie per migliorare la qualità del lavoro e l’efficienza complessiva. L’AI diventa, in questa fase, uno strumento per approfondire analisi e accelerare processi complessi. Chi si occupa di finanza e contabilità può, ad esempio, fare analisi predittive per la previsione di bilancio oppure ottimizzare i flussi di cassa attraverso modelli complessi. Se parliamo di marketing e vendite, l’AI consente di creare contenuti personalizzati su larga scala oppure ottimizzare le campagne pubblicitarie in tempo reale basandosi su dati di performance.

L’AI, in sostanza, permette di elaborare una maggiore quantità di dati, accelerando l’analisi di statistiche e benchmark, e aumentando il valore del nostro lavoro.

  • Step 3: innovazione e creazione di nuovi servizi. L’ultimo step consiste nell’utilizzare l’AI per esplorare nuove opportunità e offrire servizi innovativi ai clienti, siano essi interni (i colleghi) che esterni all’azienda. È questo il momento in cui l’AI diventa un catalizzatore per la crescita e la differenziazione. Questo step permette di valorizzare i dati aziendali in modi inediti, trasformando le informazioni raccolte in nuove opportunità di business.

È fondamentale sottolineare che in ogni fase, il controllo e la competenza professionale restano nelle mani dei professionisti. L’AI non è un sostituto, ma un potente alleato che amplifica le capacità umane, agendo come una “squadra di professionisti come assistenti”. Questo approccio consente a ogni funzione di adattare il chatbot alle proprie specificità, garantendo che l’AI diventi un motore di valore e non una minaccia alla ricchezza e alle varietà della nostra professionalità.

Le dieci competenze necessarie oggi

Per non essere lasciati indietro in questa trasformazione epocale, dobbiamo coltivare un nuovo set di competenze. Ecco le dieci abilità cruciali per navigare con successo nel mondo potenziato dall’AI, suggerite dal formatore Mario Catarozzo nel mio libro Supervisor, i professionisti dell’AI.

  • Competenza 1: l’arte di dialogare con le macchine (prompt engineering). Non è più un’esclusiva degli esperti informatici: saper formulare richieste precise e mirate all’AI è fondamentale. Come un buon insegnante guida il suo allievo, un professionista deve saper “interrogare” l’AI per ottenere risultati utili e non risposte generiche. La chiarezza nella comunicazione è la chiave per sbloccare il vero potenziale dell’AI.
  • Competenza 2: l’occhio critico del supervisore. Sebbene l’AI generi contenuti a una velocità impressionante, la responsabilità finale ricade sempre sull’essere umano. È indispensabile sviluppare un “fiuto” per individuare errori o, peggio ancora, invenzioni arbitrarie da parte dell’AI. La verifica e la validazione umana rimangono insostituibili.
  • Competenza 3: custodire i dati come un tesoro. Con l’AI, la protezione della privacy diventa una priorità assoluta. Non ogni informazione può essere data in pasto ai sistemi artificiali. La regola d’oro è molto semplice: se non lo condivideresti pubblicamente, non caricarlo sull’AI senza adeguate garanzie o anonimizzazione. La sicurezza dei dati sarà un fattore distintivo per le piattaforme AI del futuro.
  • Competenza 4: riprogettare il lavoro, non solo aggiornare. Integrare l’AI non significa semplicemente aggiungere un nuovo software, ma ripensare radicalmente il nostro modo di lavorare. Si tratta di identificare quali compiti possono essere automatizzati e dove, invece, l’intervento umano rimane essenziale. È una ristrutturazione profonda, non un semplice cambio di arredamento.
  • Competenza 5: l’apprendimento continuo come stile di vita. L’AI evolve a una velocità vertiginosa. Ciò che si apprende oggi potrebbe essere obsoleto in pochi mesi. È necessario, dunque, adottare una mentalità da “eterno studente”, aggiornandoci costantemente per rimanere al passo con le innovazioni in compagnia di GeVi.
  • Competenza 6: riscoprire il valore delle connessioni umane. Paradossalmente, più l’AI si occupa delle attività tecniche, più le competenze relazionali e l’empatia diventano preziose. I clienti interni o esterni alla nostra azienda cercano non solo efficienza, ma anche comprensione e ascolto. La capacità di “pensare come un computer ma rimanere umani” è cruciale.
  • Competenza 7: il pensiero computazionale. Comprendere la logica sottostante all’AI permette di utilizzarla al meglio. Il pensiero computazionale insegna a scomporre problemi complessi in parti più piccole e gestibili, facilitando l’interazione e l’ottimizzazione degli strumenti AI.
  • Competenza 8: mantenere la bussola etica. L’AI solleva nuovi dilemmi morali: quando è opportuno delegare una decisione a una macchina? Come si garantisce che l’AI non discrimini? La trasparenza e un solido quadro etico sono indispensabili nell’uso dell’AI.
  • Competenza 9: diventare moltiplicatori di conoscenza. In un’azienda il successo non è solo individuale. Dobbiamo saper condividere le nuove competenze, fungendo da “allenatori” per i colleghi e promuovendo una cultura dell’innovazione diffusa.
  • Competenza 10: una visione strategica con i piedi per terra. Non si tratta di inseguire ogni nuova tendenza tecnologica, ma di valutare attentamente cosa può generare valore reale per i colleghi e i clienti esterni all’azienda. Il professionista innovatore investe in soluzioni concrete, distinguendosi da chi adotta tecnologie solo per moda. La domanda fondamentale è una sola: questo chatbot ci rende più efficaci e ci libera tempo per attività a maggiore valore aggiunto?

Queste dieci competenze sono un manifesto per tutti noi nell’era dell’AI.

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Aprile 29, 2026


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