di Filippo Poletti | LinkedIn Top Voice Italia.
È la novità di cui tanti parlano oggi: l’entrata in vigore del decreto-legislativo numero 30 del 20 febbraio 2026, che recepisce la direttiva europea 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde e la lotta al greenwashing. Operativo dal 27 settembre 2026, il provvedimento segna un punto di svolta decisivo nella lotta al greenwashing, imponendo regole molto stringenti sulle dichiarazioni ambientali. Senza il supporto di una certificazione specifica e di dati verificabili, infatti, le aziende non possono più utilizzare claim generici come “green”, “carbon neutral” o “eco-friendly” e non possono fare dichiarazioni sul futuro senza sottoporsi a verifica periodica del raggiungimento degli obiettivi dichiarati.
La quantificazione dei gas a effetto serra (in inglese greenhouse gas, GHG) diventa, in questo contesto, un elemento centrale. Le organizzazioni che definiscono obiettivi di neutralità carbonica al 2030 o al 2050 devono necessariamente partire da una baseline certificata e attestata, poiché, in assenza di questa base, gli obiettivi dichiarati perderebbero di chiarezza e credibilità. Il decreto solleva questioni complesse, tra cui la distinzione tra etichette e asserzioni, un tema su cui si attende ancora chiarezza interpretativa da parte delle autorità competenti, in particolare l’AGCM (l’Autorità garante della concorrenza e del mercato), per evitare frammentazioni nelle interpretazioni a livello nazionale.
Cosa c’è da sapere sul decreto-legge 30 del 2026 e sulla carbon footprint aziendale
Proviamo a fare chiarezza con l’aiuto dell’esperta Laura Severino, Head of Decarb & Chain of Custody Product Management di RINA, riflettendo su questi quattro temi:
1. Il decreto-legge 30 del 2026: criticità e necessità operative
2. La “carbon footprint” di un’organizzazione: quantificazione, rendicontazione e verifica
3. I suggerimenti sul calcolo degli indicatori della “carbon footprint” di organizzazione
4. Cosa possono fare le grandi e le piccole aziende e cosa può fare l’Italia
Si tratta di alcuni spunti che potranno essere approfonditi nei momenti formativi proposti da Generazione Vincente Academy.



