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Dogane senza intoppi: la guida strategica per import-export a prova di controlli e sanzionidi Filippo Poletti

di Filippo Poletti.

Nel contesto geopolitico ed economico attuale, la continuità delle catene di approvvigionamento internazionali è sottoposta a continue pressioni. Ai colli di bottiglia nei trasporti e alle variazioni delle tariffe di trasporto delle merci, si aggiunge un quadro regolamentare in costante evoluzione: si va dalla progressiva digitalizzazione dei sistemi doganali europei alle nuove normative ambientali (come il regolamento europeo CBAM sulle merci ad alta intensità di emissioni importate dai Paesi extra-UE), fino al restringimento sui beni a duplice uso (civile e militare) e all’adeguamento della riforma doganale nazionale della fine del 2024.

In questo scenario, un’errata gestione delle procedure doganali ha un impatto immediato sul costo reale sotto forma di spese nascoste ed extra-oneri. Vale in diversi casi come questi:

  • sanzioni amministrative e recupero a posteriori dei tributi: errori nella classificazione tariffaria, nell’attribuzione dell’origine o nella dichiarazione del valore in dogana comportano rettifiche d’accertamento, sanzioni pecuniarie e interessi di mora, talvolta contestati anche a distanza di anni;
  • spese accessorie di magazzinaggio e movimentazione straordinaria: la permanenza della merce nei depositi doganali temporanei oltre i termini previsti genera costi di stoccaggio, facchinaggio, riposizionamento e ispezione fisica che ricadono sull’importatore;
  • degrado o deperimento del carico: nel caso di prodotti deperibili, chimici, farmaceutici o soggetti a catena del freddo, i tempi prolungati di fermo al varco doganale espongono la merce a rischi di alterazione della qualità, deprezzamento commerciale o distruzione forzata.

 

Tutto quello che c’è da sapere sulla gestione ottimale delle pratiche doganali

Vediamo cosa c’è da sapere sulla gestione ottimale delle pratiche doganali nelle operazioni di import ed export:

  1. 1. Dogana, da burocrazia a governance strategica
  2. 2. Dogana, quali rischi?
  3. 3. Dogana, i tre elementi cardine: classificazione, origine delle merci, valore
  4. 4. La gestione documentale
  5. 5. Adempimenti fiscali e regimi speciali
  6. 6. Compliance e prevenzione dei rischi
  7. 7. Semplificazioni e certificazione di affidabilità (AEO)
  8. 8. Dalla burocrazia alla strategia, il valore commerciale della gestione doganale

Si tratta di alcuni spunti che potranno essere approfonditi nei momenti momenti formativi proposti da Generazione Vincente Academy.

Dogana, da burocrazia a governance strategica

La dogana è sempre stata vista come un passaggio burocratico alla fine di un processo commerciale da delegare allo spedizioniere o all’agente doganale. Oggi questo approccio passivo non è più sostenibile. La gestione doganale deve essere gestita correttamente, ma soprattutto pianificata.

Pianificare gli aspetti doganali (prima che la merce lasci il luogo di partenza) significa:

  • – garantire la continuità della supply chain, azzerando i tempi morti nei punti di snodo e nei varchi di confine;
  • – sfruttare correttamente i regimi sospensivi, i depositi e la gestione ottimizzata dell’IVA e dei dazi;
  • – assicurare consegne puntuali e trasparenti a livello complessivo.

La governance strategica doganale si concretizza in tre ambiti:

  • – pianificazione doganale pre-ordine: valutazione di dazi, accordi di libero scambio e contingentamenti a preventivo;
  • – presidio interfunzionale: sinergia diretta tra ufficio acquisti, commerciale e logistica;
  • – vantaggio competitivo: riduzione dei controlli e ottimizzazione della liquidità aziendale.

 

Dogana, quali rischi?

L’ottimizzazione dei processi e della documentazione doganale non risponde soltanto a un’esigenza di riduzione dei costi e di contrazione dei tempi di resa, ma è anzitutto una misura di protezione e presidio del rischio aziendale.

Un’inesattezza apparentemente formale sulla fattura commerciale, un’errata attribuzione del codice di classificazione doganale (il cosiddetto “HS Code” o Harmonized System Code) o una dichiarazione d’origine non supportata da idonea documentazione non comportano solo il recupero dei maggiori dazi dovuti oppure sanzioni pecuniarie.

Con l’inasprimento del quadro sanzionatorio e la stretta sulle soglie di rilevanza penale per i diritti di confine e per l’IVA all’importazione, un errore di impostazione può, infatti, sfociare nella contestazione di reati tributari e contrabbando, esponendo la dirigenza a responsabilità personali e, inoltre, l’azienda alle sanzioni previste in Italia dal decreto legislativo 231 del 2001.

 

Dogana, i tre elementi cardine: classificazione, origine delle merci, valore

Qualsiasi operazione d’importazione o esportazione si regge sul triangolo della compliance doganale formato dalla classificazione delle merci, dall’origine delle merci e dal valore in dogana. Un errore di uno solo di questi tre parametri altera il calcolo dei diritti di confine (il dazio e l’IVA) e comporta rettifiche dell’accertamento (con ulteriore allungamento dei tempi).

La classificazione doganale delle merci nell’Unione Europea si basa su una struttura gerarchica ad “albero”: ogni livello aggiunge delle cifre per specificare ulteriori dettagli normativi, fiscali o commerciali.

  • – Impatto operativo: dalla voce TARIC (Tariffa Integrata Comunitaria, dal francese Tarif Intégré de la Communauté Européenne), ad esempio, dipendono direttamente l’aliquota del dazio applicabile, le misure di politica commerciale (dazi antidumping, quote, sospensioni tariffarie) e la presenza di vincoli di natura extradoganale (certificazioni sanitarie, controlli radiometrici, marcatura CE).
  • – Gestione del rischio: la responsabilità dell’attribuzione della voce doganale ricade sempre sul proprietario e il dichiarante della merce, mai sullo spedizioniere. L’errata classificazione di dazi (con l’identificazione di dazi inferiori) costituisce una violazione sostanziale, sanzionabile per sottofatturazione o evasione dei dazi.

Per quanto riguarda il secondo elemento cardine, vale a dire l’origine delle merci, occorre distinguere quella preferenziale da quella non preferenziale.

  • – Origine non preferenziale (“Made in”): identifica il Paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata. Determina l’applicazione del “Made in”, la sottoposizione a dazi antidumping, contingentamenti o misure restrittive (ad esempio, sanzioni internazionali).
  • – Origine preferenziale: si basa sugli accordi di libero scambio sottoscritti dall’Unione Europea con Paesi terzi (ad esempio, con la Corea, il Giappone e la Svizzera). Se comprovata da idonea documentazione (come il certificato di circolazione delle merci EUR.1, la dichiarazione su fattura con status di esportatore autorizzato oppure la registrazione al sistema telematico REX), consente l’importazione a dazio zero o ridotto.
  • – Documentazione d’appoggio: l’origine preferenziale richiede il possesso delle dichiarazioni di origine del fornitore, strutturate secondo i requisiti di lavorazione previsti dai singoli accordi.

L’ultimo elemento cardine è il valore in dogana. Determinare la base imponibile su cui calcolare i dazi e l’IVA richiede la corretta applicazione dell’articolo 70 del codice doganale dell’Unione Europea (CDU), basato sul valore di transazione. La scelta del termine di resa (secondo le regole standard globali o Incoterms 2020) definisce il punto di ripartizione dei costi e dei rischi. Per passare dal valore di fattura al valore in dogana occorre sommare o sottrarre alcune voci di costo. Nello specifico, queste sono le componenti da integrare obbligatoriamente:

  • – costi di trasporto, carico e assicurazione fino al punto di ingresso nel territorio doganale dell’UE;
  • – royalties e diritti di licenza relativi alle merci, che il compratore deve pagare come condizione della vendita;
  • – spese di imballaggio e costi di beni o servizi forniti gratuitamente o a prezzo ridotto dal compratore al venditore per la produzione.

Queste sono, invece, le componenti da dedurre:

  • – spese di trasporto successive all’ingresso nel territorio UE, costi di montaggio o assistenza tecnica post-importazione (purché evidenziati e distinti in fattura dal prezzo delle merci).

 

La gestione documentale

La gestione doganale richiede il completo superamento della documentazione cartacea fisica a favore di flussi informatici integrati. L’interoperabilità tra il software di gestione ERP utilizzato in azienda e i sistemi telematici doganali garantisce lo scambio di dati immediato e riduce a zero il rischio di errori manuali. Attraverso il cassetto doganale e il fascicolo elettronico, l’azienda accede direttamente ai documenti di svincolo e riepilogativi rilasciati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, garantendo il pieno tracciamento telematico e la validità fiscale alle operazioni di import ed export.

I documenti necessari in questa fase sono i seguenti:

  • – fattura commerciale: deve indicare con precisione la descrizione merceologica, la valuta, il codice univoco EORI (acronimo di Economic Operators Registration and Identification), la voce doganale, l’origine e la resa Incoterms prescelta;
  • – packing list: fondamentale per i controlli fisici, riporta la ripartizione dei colli, i pesi netti e lordi;
  • – documenti di trasporto (la lettera di vettura internazionale o CMR, la polizza di carico B/L, la lettera di vettura aerea o AWB): costituiscono la prova dell’uscita fisica o dell’ingresso delle merci nei territori doganali;
  • – licenze e certificazioni di conformità, obbligatori per merci soggette a norme speciali: si va dalla marcatura CE alle autorizzazioni per beni a duplice uso, fino ai certificati sanitari e fitosanitari, ai rapporti CBAM (ossia le comunicazioni obbligatorie delle emissioni di gas serra incorporate nelle merci, importate nell’Unione Europea da Paesi extra-UE).

 

Adempimenti fiscali e regimi speciali

Pianificare le operazioni doganali evita di bloccare liquidità in azienda. Vediamo i tre passaggi fondamentali:

  • – gestione dell’IVA all’importazione: l’IVA non va obbligatoriamente anticipata in dogana. Chi esporta con regolarità può usare la dichiarazione d’intento (plafond IVA) o il pagamento differito, evitando uscite di cassa immediate;
  • – deposito doganale: permette di stoccare la merce estera senza dover pagare subito i dazi e l’IVA. Le imposte si versano solo quando i prodotti vengono effettivamente venduti sul mercato europeo; nel caso in cui la merce sia riesportata fuori dall’UE, non si pagano le imposte;
  • – perfezionamento attivo e passivo: serve a chi invia o riceve materiali da lavorare all’estero. Permette di spostare temporaneamente i componenti per la lavorazione senza pagare dazi sulle materie prime, riducendo i costi di produzione.

 

Compliance e prevenzione dei rischi

In un quadro sanzionatorio sempre più severo, la gestione superficiale dei dati d’importazione ed esportazione espone l’azienda a contestazioni amministrative, ricadute penali e pesanti ripercussioni sulla responsabilità d’impresa. Vediamo il quadro complessivo:

  • – contrabbando e reati tributari: l’errata dichiarazione di valore, di quantità o di origine non comporta solo sanzioni amministrative o il recupero dei dazi. Al superamento delle soglie di legge scattano la responsabilità penale e la contestazione di contrabbando;
  • – integrazione con la responsabilità aziendale (decreto legislativo 231 del 2001): le frodi doganali e i reati connessi rientrano tra i reati della responsabilità amministrativa delle società. Senza presidi adeguati, le sanzioni non colpiscono solo i singoli firmatari, ma si riflettono sull’intera azienda con sanzioni pecuniarie, misure interdittive o sospensione delle licenze;
  • – internal audit e procedure (SOP): la prevenzione richiede la creazione di checklist interne per validare la documentazione commerciale e tecnica prima della trasmissione agli spedizionieri, azzerando gli errori alla fonte ed evitando blocchi della merce in dogana.

 

Semplificazioni e certificazione di affidabilità (AEO)

Passare a una gestione doganale evoluta significa anticipare i controlli e iniziare a governarli. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli mette a disposizione delle aziende specifici strumenti per abbattere i tempi di giacenza e ottenere certezze operative, prima ancora che la merce parta:

  • – status di operatore economico autorizzato (AEO, in inglese Authorized Economic Operator): è la certificazione di affidabilità rilasciata dalla dogana alle aziende finanziariamente solide, organizzate e con adeguati standard di sicurezza. Garantisce vantaggi operativi immediati come corsie preferenziali nei controlli, riduzione drastica delle verifiche fisiche e documentali, priorità nelle operazioni di sdoganamento e semplificazioni procedurali;
  • – collaborazione con l’amministrazione (ITV e IVO): per evitare contestazioni o dubbi interpretativi al momento dello sdoganamento è possibile richiedere un parere preventivo direttamente all’Agenzia delle dogane e dei monopoli. L’Informazione Tariffaria Vincolante (ITV) per la classificazione del codice merce e l’Informazione Vincolante sull’Origine (IVO) per la certificazione del “Made in” sono atti ufficiali, validi in tutta l’Unione Europea.

 

Dalla burocrazia alla strategia, il valore commerciale della gestione doganale

La gestione doganale non deve, dunque, essere considerata un semplice passaggio burocratico da delegare all’esterno (dagli spedizionieri alle agenzie doganali). Come abbiamo visto, ogni scelta documentale, classificazione o procedura ha un impatto diretto sui costi, sui tempi di resa e sulla conformità legale dell’azienda.

Pianificare strategicamente significa superare la logica delle urgenze, dei rischi e dei blocchi in dogana, per gestire l’intero flusso in maniera strutturata. Strumenti come le procedure interne (SOP), la certificazione AEO e le istanze preventive (ITV e IVO) dimostrano che la conformità o compliance non è un costo a fondo perduto, ma una reale leva competitiva.

Proteggere l’azienda dai rischi legali e velocizzare la catena di fornitura sono due facce della stessa medaglia. Chi gestisce gli aspetti doganali ha, sotto questo aspetto, una leva commerciale molto importante.

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Settembre 24, 2026


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