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Serialità televisiva: da Stranger things a Twin peaks

Trend ed evoluzioni delle Serie TV

La serialità televisiva

Twin peaks – Stranger things. Con l’avvento della serialità televisiva e di Netflix in particolare, stiamo attraversando un’epoca davvero strana per quanto riguarda il modo di fruire contenuti audiovisivi. Ho sentito spesso dire “le serie tv stanno sostituendo il cinema”: È davvero così?

La gente, sia chiaro, va ancora al cinema ma lo fa con una consapevolezza diversa. Spesso per provare un’altra forma di svago o per guardare il film dell’anno.

Ma quando sono iniziate veramente a cambiare le cose?

Negli anni ‘70 nascono le miniserie televisive che, a differenza dei decenni precedenti, avevano una qualità più alta. Nei primi anni ’60 questa formula si era già sviluppata nel Regno Unito, per poi ampliarsi negli USA. Negli anni ‘80 si fa spazio il monopolio delle tre maggiori reti (CBS, ABC, NBC), oltre alla maggiore libertà sui contenuti si aggiunge un linguaggio più innovativo e curato.

È negli anni ‘90, però, che si sviluppano le serie tv che hanno messo radici e fondato le basi per quella che oggi è la nostra serialità televisiva.

La serie tv cult di quegli anni è, senza alcun dubbio, Twin Peaks di David Lynch, che nasce nei primi anni ‘90 (con l’ultima stagione uscita nel 2017, circa 25 anni dopo) e da cui hanno preso poi spunto serie tv molto amate oggi.

L’impronta di Twin Peaks per la serialità odierna

Molti definiscono David Lynch con la sua Twin Peaks il precursore della serialità odierna.

Chi non ricorda, che abbia visto Twin Peaks oppure no, che abbia vissuto quegli anni o meno, la famosa domanda: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”

Una serie tv di stampo thriller con un mistero che ruota attorno alla scomparsa della giovane Laura Palmer, le ricerche fatte dall’ agente dell’ FBI Dale Cooper con le risposte che tardano ad arrivare, la figura di Bob (entità malvagia che si impossessa delle persone per far compiere loro atti efferati), la misteriosa Loggia Nera; sono solo alcune caratteristiche che fanno da sfondo ad una serialità televisiva mai vista prima. La première di Twin Peaks fu qualcosa di estremamente sconvolgente per tutti. Tutti i cliché che si erano visti prima di quel periodo furono completamente spazzati via. Lynch riuscì ad inserire in un prodotto così puramente commerciale, ovvero una serie tv, le sue tematiche, il suo stile eclettico in una maniera quasi perfetta. Il tutto condito da colonne sonore create ad hoc per I segreti di Twin Peaks con le parole dei brani cantati scritti proprio dal regista.

Si può dire, dunque, che Twin Peaks abbia “iniziato” alla “vera” serialità televisiva, aprendo un capitolo che ha continuato in quegli anni a produrre prodotti televisivi di spessore dal calibro di “X-Files o de “I Soprano”, per citarne qualcuna.

La nascita di Netflix

Siamo, così, giunti ad un nuovo scenario di fruizione di contenuti seriali con l’avvento della piattaforma Netflix che nasce nel 1997 come servizio noleggio DVD e videogames. L’idea era semplice: far arrivare il film scelto dagli utenti direttamente a casa e poterlo riconsegnare con calma. Questa strategia fu fallimentare e si evolse in un servizio in abbonamento che offriva la possibilità di farsi arrivare tre titoli mensili.

L’idea fu vincente e, nel 2007 Netflix annuncia l’uscita di una piattaforma di streaming, con le stesse scelte: possibilità di fruire via Internet di contenuti in maniera illimitata con un abbonamento mensile. L’offerta è competitiva, con serie tv inedite ed originali, che le permette di non avere grandi rivali. La curiosità del pubblico è forte, il tone of voice è ironico, così come il modo di dialogare con i suoi utenti, ed è questo a rendere Netflix forte, oltre agli abbonamenti che sono in ogni caso accessibili a tutti.

Ma il vero boom strategico Netflix l’ha raggiunto (e continua a raggiungerlo) con le riuscitissime campagne di branded entertainment dove porta nella realtà il mondo delle serie tv con eventi mirati ed intelligenti.

Per esempio, per lanciare l’attesissima uscita della quarta stagione di Black Mirror e far calare i fans in un mondo distopico e alienante Netflix ha aperto per due giorni a Milano il Black Future Social Club, un ristorante esclusivo il cui accesso era riservato solo agli utenti che avessero almeno 1000 followers su Instagram. Le pietanze e i drinks venivano serviti a patto che si postassero foto e, raggiungendo un certo numero di likes, il conto risultava pagato, oppure veniva offerto un drink in omaggio.

Stranger Things e il suo successo

Stesso successo, se non maggiore, ha riscosso Stranger Things ed è su questa serie tv che intendo soffermarmi. Cosa ha reso Stranger Things un fenomeno di massa?  Le ragioni del successo sono molteplici. La prima è sicuramente la regia, curata e attenta, con la fotografia molto precisa, che fa in modo che lo spettatore si immerga negli eventi che si susseguono ad Hawkins. Inutile scovare nel suo successo anche l’ambientazione, che richiama gli indimenticabili anni ‘80 che stanno di nuovo tornando in auge, in aggiunta il fatto che i protagonisti siano dei ragazzini e che si crei, quindi, un forte sentimento di empatia con ognuno di loro. Aggiungendo poi il fattore delle colonne sonore con quei “pezzoni” degli anni ‘80 che fanno da sfondo alle avventure di Undici e i suoi compagni non è difficile capirne il successo.

Io credo, però, che ci sia un’altra causa che renda Stranger Things così incredibilmente un fenomeno di massa ed è un fattore da ricercare nel tempo e nella ciclicità di alcuni eventi che si ripetono. Mi spiego meglio, così come Stranger Things, con la sua ambientazione riporta l’utente a rievocare gli anni 80, prende anche spunto, allo stesso modo, da alcuni classici intramontabili che hanno lasciato un segno nella memoria dello spettatore. Come ad esempio IT-pagliaccio assassino, o alcuni film di Spielberg o ancora il sopra menzionato Twin Peaks.

Stranger Things è un mix perfetto e rivisitato che è riuscito a segnare la serialità di questi anni. E lo ha fatto imparando dal passato.

Twin Peaks vs Stranger Things

Non è difficile immaginare che molti seguaci di Twin Peaks siano oggi anche fans di Stranger Things.

Ci sono, a mio avviso, molte cose che accomunano le due serie tv culto:

1.  La scena del cartello della città di Hawkins che ricorda quello di Twin Peaks, per iniziare
2.  Seguendo parzialmente il filone di Twin Peaks, gli autori hanno fatto leva sull’immaginazione degli spettatori che alla fine associano l’antagonista più ad un concetto che ad un volto
3.  L’esistenza del sottosopra di Stranger Things ricorda la loggia nera di Twin Peaks
4.  Un elemento che rimanda inequivocabilmente a Twin Peaks è la suggestiva sequenza dell’agente Dale Cooper di fronte allo specchio nell’episodio conclusivo della seconda stagione, ripresa poi nell’ultimo episodio di Stranger Things, con il piccolo Will di fronte allo specchio ad affrontare la scioccante verità.
5.  Per concludere, i fans più attenti hanno notato un’ analogia tra la colonna sonora di Twin Peaks composta da Angelo Badalamenti e quella di Survive di Stranger Things

Nonostante i rimandi al passato, credo comunque, che Stranger Things sia riuscito a crearsi una propria identità nella serialità odierna e questa è la strada che stanno sempre più percorrendo diversi registi di serie tv su Netflix e non solo. Stiamo ormai entrando in un’epoca in cui ci stiamo man mano abituando a fruire di contenuti sempre più freschi, innovativi ed interessanti e mi auguro che questa strada continui ad essere in ascesa.

Novembre 28, 2019


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