Login

Post acchiappa click e cambi di algoritmo: verso una crisi dell’editoria digitale?

Il clickbait e la penalizzazione dei post con titoli sensazionali

I post acchiappa click, meglio definiti come clickbait per chi opera nel campo dell’editoria digitale, hanno lo scopo di incentivare il click di un utente attraverso titoli persuasivi e sensazionalistici. Con la crisi della vendita dei quotidiani cartacei, l’editoria si è affidata da qualche anno alla distribuzione digitale dei contenuti. I post acchiappa click in questo caso giocano un ruolo chiave. Il titolo sensazionale che non fornisce informazioni dettagliate sul contenuto, suscita la curiosità dell’utente e favorisce il click. Il problema è che l’informazione spesso delude le aspettative. In questo caso parliamo di clickbait di scarsa qualità.

Post acchiappa click e social media: il binomio vincente per generare traffico sul sito

L’editoria digitale si avvale dei social media per la distribuzione contenuti. Le visite più rilevanti di un sito editoriale infatti provengono dai social per via della possibilità di pubblicare immagini e contenuti audiovisivi accattivanti. Il clickbait rappresenta il tramite attraverso il quale l’utente viene invogliato a fare click su un articolo per approfondire il contenuto messo in evidenza da un titolo persuasivo. Basti pensare ad esempio, nel caso di una redazione sportiva che pubblica notizie di calcio, ad un titolo che riguarda l’acquisto di un giocatore importante da parte della propria squadra del cuore, ad esempio:

Bomba di mercato! Il Napoli è vicino all’acquisto del giocatore argentino! Scopri di chi si tratta!

In alcuni casi viene inserito uno shortlink che ha lo scopo di invogliare il click dell’utente e di scoprire la notizia di calciomercato. In questo caso l’utente cliccando sull’articolo capirebbe che l’attaccante ricercato è Mauro Icardi (attaccante argentino piuttosto seguito negli ultimi tempi dal Napoli). Invece se cliccando sull’articolo si scoprisse che in realtà il giocatore seguito è un altro, l’utente ne resterebbe sicuramente deluso.

Post acchiappa click: il caso Schumacher

Un altro esempio di clickbait di scarsa qualità è un post diventato virale nel 2015 contenente una foto in evidenza di Micheal Schumacher che saluta il pilota francese Jules Bianchi, più nascosto e non immediatamente riconoscibile nella foto. Il titolo del post in cui si dà la triste notizia del lutto in casa Ferrari fa pensare alla morte del pilota tedesco, quando aprendo l’articolo si scopre che a morire è purtroppo Jules Bianchi. È una notizia ugualmente triste e clamorosa ma l’utente è stato tratto nuovamente in inganno. In questo caso non sono stati pochi gli utenti a credere che il pilota morto fosse stato proprio Schumacher.

La possibilità di monetizzare con Adsense

Perché i post acchiappa click rappresentano la linfa vitale nel mondo dell’editoria digitale? Il discorso è molto semplice: la possibilità di inserire i banner pubblicitari all’interno delle pagina web, è un’opportunità di guadagno da non sottovalutare. Le testate giornalistiche ospitano gli inserzionisti (ad esempio chi lavora con Google Adwords) al fine di pubblicare i loro annunci correlati al contenuto di un articolo. Tra gli strumenti più utilizzati per pubblicare annunci pubblicitari sul proprio sito, Google Adsense è uno dei più rilevanti. Tale strumento consente di monetizzare attraverso i click sulle inserzioni o in base al numero di esposizioni dell’annuncio pubblicitario.

Post acchiappa click di scarsa qualità. Perché sono un rischio?

La prima volta in cui Facebook ha parlato di penalizzazione in caso di post acchiappa click è stato nel 2014, ma in tempi recenti con il nuovo cambio di algoritmo il clickbait ingannevole viene ulteriormente penalizzato. Il recente cambio di algoritmo infatti penalizza in termini di copertura i post in cui sono presenti titoli accattivanti e sensazionali. Ma come fa Facebook a valutare un clickbait di bassa qualità? Attraverso la frequenza di rimbalzo, il caso in cui l’utente arriva sul sito e rimbalza subito via. Se la frequenza di rimbalzo dovesse essere alta, vuol dire che una percentuale elevata di utenti ha abbandonato il sito senza visitare ulteriori pagine (e di conseguenza la permanenza su quella pagina è inferiore a un minuto).

In questo caso l’algoritmo tende a penalizzare in termini di copertura quei post con titoli accattivanti che rimandano ad un sito con una frequenza di rimbalzo piuttosto alta. Anche le interazioni vengono prese in considerazioni per valutare se ci troviamo di fronte a un caso di clickbait. Infatti se il numero di like e commenti e condivisioni dovessero essere inferiori rispetto ai click sul link, l’algoritmo intuisce che si tratta di un post ingannevole o non rilevante.

Cambio di algoritmo e calo di copertura: verso una crisi dell’editoria digitale?

L’editoria ha investimento molto nel digitale negli ultimi dieci anni ma adesso deve fare i conti con il recente cambio di algoritmo. Anche su Instagram c’è un nuovo algoritmo che penalizza comportamenti considerati illeciti. Il calo di copertura dei post organici, (dovuto anche al clickbait) non garantisce un traffico soddisfacente sul sito. Meno traffico significa meno possibilità di guadagnare attraverso i click sui banner. I post organici raggiungono in media solo il 5% degli utenti presenti su una pagina Facebook che possiede più di 100 mila fan. In più l’algoritmo tende a rendere visibili i post principalmente agli utenti che interagiscono di più con i nostri contenuti (negli ultimi mesi vengono riconosciuti da Facebook con il badge fan più attivi).

Quindi il numero fan non è più rilevante, o meglio, non è l’unico aspetto che conta. Contano sopratutto le interazioni, perché i contenuti organici (non a pagamento) non sono più sufficienti a raggiungere tutti i fan di una pagina. Per via di queste ragioni Facebook vuole dare un chiaro messaggio a chiunque voglia fare business online. I contenuti devono essere pertinenti e favorire le interazioni. L’utente gioca un ruolo chiave in questo processo e bisogna capire quale tipo di strategia bisogna adottare per sviluppare la sua curiosità senza trarlo in inganno.

Come uscire fuori da una possibili crisi?

Al momento pubblicare un numero importante di contenuti non è sufficiente per migliorare la copertura di una pagina Facebook. Bisogna necessariamente investire attraverso nuove campagne per fare business online, e questo vale anche per chi lavora nel campo dell’editoria. Il clickbait non deve trarre in inganno, è possibile monetizzare anche con un titolo non sensazionale che rimanda ad un articolo considerato interessante per l’utente. È un discorso legato alla profilazione, ovvero alla ricerca di persone che sono potenzialmente interessate ai nostri contenuti. È una regola da non trascurare per chi vuole fare business online.



Generazione Vincente Academy s.r.l. C.F./P.IVA: 04925701213
CCIAA: NA722509
Capitale i.v.: € 50.000

Centro Direzionale Napoli, Is. E1
0815824911
info@geviacademy.it

Politica Aziendale

AUTORIZZAZIONI

Autorizzazione MinisterialeEnte autorizzato dal Ministero del Lavoro e accreditato dalla Regione Campania


Ente Accreditato FormatempEnte accreditato dal fondo Forma.temp


Ente Accreditato Eipass Ente accreditato Eipass


 

top
Gevi Academy Copyright @ 2020 Web and design powered by Skillapp – Web Agency

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi