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FaceAPP mania – I rischi dell’applicazione che invecchia i volti di 30 anni

I filtri invecchiamento spopolano sui social, ma esistono dei rischi per la sicurezza dei dati personali?

FaceAPP mania. Avrai sicuramente notato che da qualche giorno la maggior parte degli utenti presenti su Facebook e Instagram pubblicano foto in cui risultano invecchiati o ringiovaniti. La spiegazione si riconduce ad un’App diventata virale che prende il nome di FaceAPP. L’App infatti consente di invecchiare e ringiovanire i volti grazie ad un potente algoritmo. Il download è gratuito ma alcuni filtri specifici sono a pagamento.

FaceApp mania – La viralità del fenomeno

La viralità con la quale le foto “invecchiate” si sono diffuse sui social è a dir poco impressionante. L’App è disponibile negli store di Ios e Android già da un paio d’anni ma solo di recente sta prendendo piede in Italia. A rendere virale l’applicazione è stata una grande azione di marketing compiuta da noti influencer come Chiara Ferragni e il marito Fedez. Anche i vip del cinema (come Leonardo Di Caprio), i politici (come Giorgia Meloni) e altri personaggi noti nel mondo dello spettacolo hanno fatto uso dell’applicazione ironizzando sul loro aspetto “invecchiato” o “ringiovanito”.

In poco tempo oltre 80 milioni di utenti hanno scaricato l’App. La sensazione è che Facebook e Instagram siano diventati dei centri di accoglienza per anziani. Il filtro invecchiamento è infatti il più utilizzato dagli utenti che pubblicano foto in cui rughe e palpebre cadenti sono in primo piano.

La viralità del fenomeno trova spiegazione nell’intelligenza artificiale di cui fa uso l’applicazione. FaceAPP trasforma i volti e fa viaggiare gli utenti nel tempo. C’è chi rivede lo sguardo di quando era fanciullo o chi scopre come apparirà in un futuro lotano. L’App diverte e contagia tutti. È come avere tra le mani una sfera magica, con la differenza che la magia è sostituita da un algoritmo in grado di compiere calcoli complessi.

FaceApp mania – Qualche rischio sulla tutela dei dati personali

Da qualche giorno sta diventando virale un post in cui si avvisano gli utenti che la FaceApp mania sia un rischio per la privacy. Tali dicerie però non sono del tutto vere. La società che ha creato FaceApp prende il nome di Wireless Lab ed ha sede a  San Pietroburgo. A capo c’è Yaroslav Goncharov, ex dirigente di Yandex (principale motore di ricerca russo). Non sono in pochi a pensare (magari con un pizzico di esagerazione) che l’obiettivo primario di Wireless Lab sia quello di immagazzinare un enorme quantitativo di fotografie per poi rivenderle ai servizi segreti.

In realtà solo le foto che decidiamo di modificare vengono caricate sul server. Gli esperti infatti assicurano che l’applicazione non può prelevare dati dalla memoria di un dispositivo. Nonostante questo, molti utenti continuano ad essere scettici considerando che l’App richiede l’accesso alla fotocamera e ai dati memorizzati in galleria. In più FaceAPP può essere utilizzata solo quando il dispositivo è connesso a internet, il che rappresenterebbe un ulteriore motivo di preoccupazione per la sicurezza dei dati personali.

La denuncia da parte del senatore Schumer

La questione della privacy è giunta alle orecchie del senatore americano Chuck Schumer. Quest’ultimo infatti vuole verificare se FaceApp sia realmente in grado di accedere a foto e dati personali. I dirigenti di Wireless Lab provano a difendersi sostenendo che nell’arco di 48 ore tutti i dati caricati sul server vengono automaticamente cancellati. Tutti gli utenti infatti possano accedere liberamente senza effettuare il login. In più l’App non può accedere ai dati che potrebbero identificare una persona, e i dati di terze parti non vengono trasferiti in nessun server.

Si sta scatenando quindi una nuova guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Russia e il campo di battaglia è rappresentato da un’APP per mobile. I condottieri dei due eserciti sono Goncharov per la Russia e Schumer per gli Stati d’Uniti. Una sfida all’ultimo byte!

La mancata adesione di FaceAPP al GDPR

FaceAPP lascia ancora molti dubbi in materia di sicurezza. Innanzitutto perché risulta vera la mancata adesione al nuovo regolamento europeo della privacy (GDPR). La policy privacy vigente non è aggiornata ed è ferma al 2017. Il GDPR obbliga lo sviluppatore a informare gli utenti se è in corso un trattamento di dati che li riguarda e di chiederne eventualmente la cancellazione.

Come rimuovere le tracce degli utenti

Cancellare l’App potrebbe non bastare per rimuovere qualsiasi tipo di traccia di un utente. Per avere una rimozione totale della navigazione di un utente, come dichiarato da Goncharov, è necessario segnalare il bug nelle impostazioni. Infatti bisogna accedere alla funzione Report a bug e inviare una richiesta di cancellazione dati con oggetto della mail: “privacy”.

L’attuale policy privacy di FaceAPP

Se pur non aggiornata, la policy vigente di FaceAPP dovrebbe rassicurare in qualche modo gli utenti. La policy dichiara che i dati degli utenti provengono dai cookie e dai file di registro. Tali potrebbero quindi essere utilizzati o per migliorare i servizi o per finalità pubblicitarie (per lo più Spam, a volte invasivo con contenuti non sempre rilevanti).

Alcuni esperti sostengono che l’APP non può accedere a dati importanti come foto, password e codici bancari. Altri invece consigliano di rimuovere l’APP per evitare un “furto di identità“, ma non ci sono prove tangibili che tutto ciò possa realmente accadere.

Ciò che possiamo consigliare a tutti gli utenti che scaricano nuove APP, è di leggere attentamente le policy legate alla privacy e di capire effettivamente se ci sono dei rischi per la sicurezza dei propri dati. Ad ogni modo, la mancata adesione al GDPR è un reato che prevede sanzioni amministrative e penali, così come è sancito dal nuovo codice per la protezione dei dati personali.



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