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Cosa non fare sui social media – Consigli utili per diventare professionisti

Perché è importante esserci sui social media? Quali sono gli errori da evitare?

Cosa non fare sui social media – Perché è sbagliato non esserci

Il Social Media Manager è una figura professionale che sta assumendo un peso sempre più rilevante per aziende e professionisti che necessitano di “esistere” online. Fare Social media Marketing vuol dire comprendere le esigenze del cliente, elaborare un’analisi SWOT, guardare come si muovono i competitor e cercare di colpire quel segmento di pubblico potenzialmente interessato a conoscere il nostro brand, interagire con i nostri contenuti, ed eventualmente convertire (specie se abbiamo un sito e commerce o vogliamo acquisire contatti profilati). Tuttavia tale figura è ancora poco conosciuta e sottovalutata da alcune piccole e medio imprese che non comprendono ancora i vantaggi di una presenza rilevante sui canali social.

Cosa non fare sui social media – Cosa ci ha insegnato il lockdown

L’emergenza sanitaria in corso ha insegnato quanto è importate mantenere vivo l’interesse degli utenti nel momento in cui un’impresa è ferma per questioni di forza maggiore. Il web da qualche anno offre delle soluzioni alternative a chi è abituato a vendere in maniera tradizionale. Parliamo quindi della creazione di nuovi canali di vendita, di nuovi modi di farsi conoscere e di intrattenere il pubblico. Il lockdown è stata la dimostrazione lampante di come un’impresa possa continuare a vivere grazie ai social quando si chiudono le saracinesche dei nostri punti vendita tangibili. Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin, se usati in modo strategico, diventano linfa vitale anche per un imprenditore in difficoltà. In questo articolo proponiamo alcuni consigli utili su cosa non fare per chi vuole lavorare sui canali social in modo professionale e distinguersi da coloro che più comunemente vengono definiti “cialtroni”.

Cosa non fare sui social media – Iniziare senza un Piano Editoriale

Un Piano Editoriale è un documento che raccoglie analisi, obiettivi e strategia da sviluppare nell’arco di un tempo specifico attraverso la pubblicazione di contenuti rilevanti e pertinenti. Non basta quindi creare una pagina aziendale e pubblicare un post una tantum per definirsi Social Media Manager. La creazione di rubriche tematiche (con grafiche accattivanti che rispecchiano l’identità del brand) potrebbe arricchire il PED diversificando i contenuti e contribuendo alla crescita delle interazioni. Ad esempio sarebbe interessante per chi gestisce la pagina di un ristorante pubblicare rubriche ad hoc sul personale di cucina e di sala, sui clienti più affezionati e sui prodotti di stagione usati per i propri piatti. Ciò che bisogna tenere in mente è che gli obiettivi devono essere chiari, concreti e misurabili.

Pubblicare lo stesso contenuto ovunque

Un errore che si nota spesso fare è la pubblicazione di un contenuto (con la medesima caption e creatività) sia su Facebook che su Instagram. Bisogna rispettare le logiche e i linguaggi richiesti dal social network sul quale andiamo a pubblicare. Ad esempio su Facebook non è necessario pubblicare post comprensivi di hashtag per il semplice fatto che le ricerche correlate non sono molto utilizzate. Su Instagram non è possibile pubblicare link che rimandano a siti esterni, a meno che non utilizziamo le storie con la funzionalità Swipe UP. Diversificare i contenuti è importante anche perché ci sono rubriche e creatività che potrebbero ottenere risultati migliori su un social network rispetto ad un altro.

Ad esempio su Instagram le ricette di cucina potrebbero garantire un buon numero di interazioni proprio per l’immediatezza comunicativa che hanno le immagini. Su Facebook potrebbero garantire risultati migliori i video documentari ad episodi, ma bisogna pur sempre testare per capire cosa funziona e cosa no. Ad ogni modo “diversificare” diventa la parola d’ordine.

Pubblicare solo post commerciali

Ricollegandoci al discorso delle rubriche tematiche, è fondamentale creare contenuti coinvolgenti anche per non cadere nella monotonia. Un brand che punta sempre solo alla pubblicazione di post prodotti, difficilmente può ottenere risultati concreti e misurabili, specie se si tratta di un brand poco conosciuto.

Acquisire fan e follower a caso

Quando manca un PED, di conseguenza manca anche uno studio del mercato e del target di riferimento. A cosa serve avere milioni di follower se la maggior parte degli utenti sono fake o provengono da altre parti del mondo che mai si sognerebbero di entrare nel nostro piccolo negozio in periferia? Ecco il motivo per il quale è necessario avere utenti profilati potenzialmente interessati ai nostri prodotti o servizi. In molti casi, è molto meglio avere pochi follower ma buoni.

Infilare Hashtag ovunque

Come abbiamo già anticipato, i post con una serie di hashtag su Facebook quasi non hanno senso. Infilare hashtag ovunque non è professionale e controproducente in quanto l’algoritmo penalizza questi post in termini di copertura.

Cercare di vendere subito a freddo

Esiste una regola generale nel marketing che si applica anche ai social media. Più è conosciuto un brand più aumentano le possibilità di vendere prodotti o servizi. Meno è conosciuto un brand, meno possibilità ci sono di poter vendere. A cosa serve quindi cercare di vendere attraverso la pubblicazione di un post prodotto se non abbiamo costruito una fanbase profilata, se siamo poco conosciuti, se non abbiamo ancora fatto nulla per creare interazioni e coinvolgimento? Bisogna quindi presentarsi, fare “amicizia” con l’utente, avvicinarlo al nostro brand, far capire chi siamo e cosa potremmo fare per lui. Solo dopo questo lavoro potremmo pensare di poter vendere. Del resto i social  non sono uno strumento diretto di vendita. Servono a creare principalmente “awareness ed engagement”. Una strategia basata sul funnel potrebbe essere indicata per chi possiede un sito e commerce e vuole sfruttare il potere offerto dai social media.

Investire male il budget pubblicitario

Purtroppo c’è ancora chi pensa che è sufficiente pubblicare un post organico senza investire un centesimo per ottenere buoni risultati. Niente di più sbagliato. L’algoritmo dà una scarsa visibilità ai post non sponsorizzati che a stento riescono a raggiungere il 10% della nostra fan base. Ma anche investire qualche euro una tantum potrebbe non portare risultati. Occorre quindi una strategia per capire quale spesa pubblicitaria sostenere nelle ADS. Bisogna avviare delle campagne ad HOC per far conoscere il nostro brand, per creare interazioni e infine per ottenere conversioni importanti (acquisto sul sito, lead, download di un APP e così via). Senza un budget pianificato difficilmente riusciremo ad ottenere un ritorno dell’investimento pubblicitario.

Basare tutto sulle vanity metrics

A cosa serve vantarsi di avere ottenuto un numero così elevato di interazioni se non siamo riusciti a vendere nemmeno uno spillo? Il tasso di engagement di un post è fondamentale, ma creare coinvolgimento e non trovare clienti sono due concetti completamente diversi che purtroppo non vanno sempre di pari passo. L’affitto e le bollette di certo non le paghiamo con i like e i commenti.

Non usare il Business Manager

Il Business Manager è uno strumento poco simpatico a detta di molti ma è fondamentale per chi vuole pianificare il proprio lavoro. Il BM è un potente gestionale che raccoglie tutti gli strumenti che Facebook mette a disposizione per chi lavora le Ads. Consente di creare account pubblicitari e stabilire i ruoli (amministratore o inserzionista), inserire i metodi di pagamento, creare un catalogo dei prodotti, installare il pixel di monitoraggio e tanto altro. Chi non usa il BM di certo non è professionale, perché è impensabile gestire il lavoro di tanti clienti direttamente dal proprio account personale.

Non usare il Pixel di Facebook

Ultimo ma non meno importante è il mancato utilizzo del Pixel di Facebook. Come è possibile valutare le performance di una campagna senza l’installazione di un pixel sul nostro sito? Il Pixel consente in primis di verificare quanti e quali utenti hanno compiuto una conversione importante sul nostro sito attraverso le nostre inserzioni. Senza il Pixel non è nemmeno possibile compiere azioni di retargeting. Non possibile quindi raggiungere nuovamente quegli utenti che hanno visualizzato un nostro prodotto in un’inserzione ma che non hanno compiuto la conversione finale. Con il retargeting ad esempio, abbiamo l’opportunità di mostrare nuovamente i nostri prodotti a chi li ha aggiunti nel carrello o nella lista dei desideri.

Vivere senza retargeting e lookalike

Senza retargeting perdiamo la possibilità di sfruttare un grossa opportunità che ci dà Facebook: creare pubblici personalizzati. Parliamo quindi della possibilità di trasformare un pubblico “freddo” in” caldo” e migliorare di conseguenza la profilazione degli utenti. Inoltre senza il pixel di Facebook non è possibile nemmeno creare pubblici simili (lookalike) a quelli che sono già performanti. Senza Pixel, in sostanza, diminuiscono le possibilità di conversione sul sito.



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