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Coaching e auto-apprendimento: Identikit e funzione

“… Ed è chiaro che da me non hanno mai appreso nulla, ma che essi, da sé, molte e belle cose hanno trovato e generato” - Socrate

Di cosa parliamo

Il Coaching è una metodologia  che si sta diffondendo progressivamente soprattutto grazie ad un approccio semplice ed innovativo.

Si parla infatti di auto-apprendimento.

Questo significa che un coach professionista punta ad instaurare una relazione paritaria e di scambio reciproco con il cliente.
Il coach non assume mai la posizione dell’esperto né esercita un potere sul cliente.
È quest’ultimo che ha, invece, la facoltà di scegliere sia la meta da raggiungere che le azioni per farlo.

Il Metodo

Il coaching è dunque un processo che si basa su relazione, interazione continua, identificazione di sé e degli obiettivi, pianificazione della strategia e acquisizione di autonomia.

È questa caratteristica che probabilmente rende il metodo vincente.

Acquisire autonomia significa infatti, avere piena conoscenza di sé, delle proprie capacità e potenzialità.

Quando una persona arriva ad avere tale consapevolezza è in grado di camminare da sola e di affrontare in autonomia tutte le sfide future.

Coaching significato

L’approccio del coaching è insito anche nella parola stessa.

“Coach” deriva da “coche”, termine francese che si può tradurre con “carriage” (carrozza,vettura).
Il “coach” è quindi un veicolo che trasporta una persona da un luogo all’altro.

Metaforicamente si può affermare quindi che il coach è colui che conduce una persona da un punto di partenza fino ad un punto di arrivo desiderato.

Passiamo al secondo significato di “coach”, quello più comune ovvero “allenatore” e “guida”.
In questo caso il coach è colui che dà inizio ad un processo continuativo, un allenamento.
Il coach osserva l’atleta, valuta le sue capacità e cerca di stimolare le sue potenzialità attraverso un processo di feedback continui che portano all’auto-apprendimento.

Questo è esattamente quello che avviene nel processo di coaching.

Paternità: Un metodo alla ribalta, ma da dove trae le sue origini?

È difficile stabilire la data di nascita del coaching o chi effettivamente ne sia il padre fondatore.

C’è da notare comunque che già il metodo socratico, potrebbe ritenersi un embrione del processo di coaching.

Secondo tale approccio, infatti, il discepolo veniva supportato dal maestro a formarsi in maniera autonoma e partorire da sé le idee che erano dentro di lui.

Tuttavia, le prime vere applicazioni di coaching risalgono agli anni ’70.

Il primo a scrivere sul coaching applicandolo allo sport fu, infatti, Timothy Gallwey allenatore della squadra di tennis dell’Università di Harvard.

In seguito, negli anni ’80, John Whitmore, ex pilota di auto, partendo dalle idee di Gallwey, ideò il modello G.R.O.W. – Goals, Reality, Options, Will.

Tale schema, utile soprattutto grazie alla sua semplicità e alla sua focalizzazione su azioni e risultati, è ancora oggi utilizzato come modello per il coaching a livello mondiale.

Per chi è utile?

Ma come mai il coaching si è diffuso così tanto?

Probabilmente anche perché il campo di applicazione del metodo è estremamente vasto e versatile.

Prima o poi infatti, ognuno di noi si trova a dover affrontare o gestire un cambiamento oppure semplicemente desidera raggiungere un obiettivo.

Dal momento che il coaching è esso stesso un cambiamento e che soprattutto aiuta a gestire il cambiamento si può affermare che rappresenti un metodo utile per tutti, da non riservare quindi solo agli atleti o ai grandi manager d’azienda.

Come è organizzato il processo del coaching?

Il coaching è un processo e come tale segue la logica della pianificazione strategica con identificazione degli obiettivi, programmazione delle azioni, controllo e feedback dei risultati raggiunti.

Il plus è che tutte le fasi sono scelte dal cliente, attraverso un processo di continua interazione, in cui il coach è una guida, un supporto.

Alla fine del processo, il cliente non solo è in grado di raggiungere l’obiettivo desiderato, ma ha sviluppato una capacità di auto-apprendimento che, una volta sviluppata, lo accompagnerà per sempre.

Life e mental coaching, business coaching

Esistono ormai branche specializzate del coaching con relativi coach professionisti.

Il life coach, è ad esempio, un professionista che aiuta le persone ad affrontare i cambiamenti della vita quotidiana e a raggiungere il successo personale.

Il life coach può aiutare studenti, insegnanti, genitori e  chiunque voglia trovare un lavoro o migliorare la sua interazione con gli altri.

Il business coach è invece orientato maggiormente al lavoro.
Si possono infatti rivolgere al business coach manager, imprenditori e liberi professionisti.
L’intervento di un business coach è necessario per aumentare la produttività aziendale, far fronte a un cambiamento economico, consolidare l’attività lavorativa.

Come diventare coach professionisti

Il primo passo per diventare un coach professionista è acquisire una formazione adeguata.

Esistono molti corsi di formazione per diventare coach, tuttavia, è bene scegliere fra quelli che rilasciano certificati riconosciuti.

I titoli più accreditati sono quelli dell’ACTP (Acredited Coaching Training Program) e da ICF (International Coach Federation).

È quindi importante selezionare corsi di formazione che seguano programmi accreditati.

Una volta completato il programma, e conseguita la certificazione, è possibile cominciare ad operare come coach professionista.

Considerazioni

Una formazione adeguata e un approccio creativo sono fondamentali in questa professione.

Pertanto, per diventare coach professionisti non è possibile prescindere da tali caratteristiche.

Un’ultima avvertenza: il coach è un partner del cliente non un councelor è sempre necessario tenere a mente questo concetto per capire come fare coaching in modo utile per sé e per i propri clienti.

Luglio 25, 2019


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