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Internazionalizzazione delle PMI

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Analisi del contesto economico:
Nell’ultimo ventennio oltre la metà del tasso medio di crescita del PIL italiano è spiegato dal contributo delle esportazioni, soprattutto nel settore manifatturiero, riportando in attivo, nel 2012, il saldo della bilancia commerciale.

In Italia ci sono circa 200 mila imprese esportatrici, che consentono al nostro paese di porsi al settimo posto in termini di quota sull’export mondiale e al secondo posto tra i Paesi EU15 per rilevanza delle esportazioni. Da rimarcare, inoltre, che le nostre imprese hanno risposto positivamente allo spostamento della domanda verso nuove aree geografiche, come dimostra l’aumento della quota export diretta verso i Paesi extraeuropei, passata dal 41% del 2008 all’attuale 44%.

Si calcola che circa altre 70.000 piccole e medie imprese italiane vorrebbero esportare ma non sanno come fare e ad esse saranno destinati i 105 sportelli per l’internazionalizzazione, chiamati World Pass,  che saranno istituiti presso le Camere di Commercio per fornire assistenza alle PMI e metterle nelle condizioni di affrontare le sfide dell’export.

I settori merceologici nei quali le nostre imprese si distinguono per i flussi di esportazione, soprattutto nei Paesi emergenti, in particolare la Cina, sono la meccanica (70% del saldo commerciale manifatturiero), il sistema moda, il sistema casa, l’alimentare, il settore metallurgico e, tra i settori più tecnologici e innovativi, la farmaceutica, la chimica e  le macchine elettriche.

Il Made in Italy si caratterizza per alcuni elementi (cultura, qualità, design, stile di vita e wellness) sui quali è ormai diventato strategico, per la nostra economia, investire per consolidare la diffusione dei prodotti italiani nel mercato globale.

L’internazionalizzazione delle imprese italiane, soprattutto piccole e medie, esige che esse siano in grado di:

  • mettere in atto strategie mirate per comparti e per Paese di destinazione, superando l’attuale incoerenza, rilevata nel Piano Nazionale Export presentato a gennaio, tra il modello italiano di specializzazione geografica e settoriale e i trend della domanda mondiale;
  • incrementare i rapporti commerciali con i Paesi più dinamici, come i BRICS e i Paesi in crescita del sud est asiatico e dell’Africa;
  • saper utilizzare pienamente le strutture di supporto pubblico all’internazionalizzazione, a cominciare dagli sportelli per il World Pass, ma anche la nuova Agenzia ICE e i servizi di finanza e assicurazione previsti dal Progetto Polo Export Finance recentemente promosso dal Governo;
  • promuovere partenership con associazioni di categoria, Camere di Commercio, Enti Locali, ICE e raccordarsi con il MAE e le Ambasciate;
  • costruire consorzi e reti di imprese, in particolare nelle aree obiettivo e nelle filiere e settori innovativi, creare associazioni temporanee anche con imprese estere per la partecipazione a gare e bandi;
  • potenziare l’e-commerce, anche utilizzando, ad esempio, la piattaforma in fase di sviluppo “Vetrine Virtuali” dell’Agenzia ICE e il Programma Google-Unioncamere;
  • interagire con il Desk Italia, recentemente istituito presso il MISE, come punto di coordinamento stabile per promuovere e facilitare gli investimenti provenienti dall’estero e quindi recuperare l’attrattività dell’Italia, promuovendone anche la propensione all’export.

Le PMI stentano ad entrare nel sistema di internazionalizzazione dei mercati e dei prodotti in buona misura a causa della mancanza delle  risorse manageriali (export manager, procurement analysts, e-commerce manager) e finanziarie necessarie per  rispondere alla concorrenza internazionale. Emerge, quindi, la necessità  di disporre da un lato di supporti pubblici, incluso l’accesso a forme di finanziamento dedicate, dall’altro di profili professionali di middle management, in possesso di competenze diversificate e trasversali, di cui sia praticabile sostenere i costi.

Il profilo professionale cui si fa riferimento è quello di un laureato con una specializzazione equivalente a un master di primo livello, che gli abbia fatto acquisire le competenze necessarie per gestire i processi di internazionalizzazione delle PMI e l’utilizzazione di sistemi di comunicazione e di marketing in linea con lo sviluppo delle tecnologie digitali.

Quello che potremmo definire un “International business developer” delle PMI sarà in grado di:

  • conoscere e comprendere il fenomeno della globalizzazione, le caratteristiche delle aziende Born Global e di quelle che scelgono lo Stage Approach;
  • conoscere e analizzare i settori merceologici italiani maggiormente vocati all’internazionalizzazione;
  • analizzare le caratteristiche organizzative ed economiche e le competenze interne di un’azienda per verificarne l’adeguatezza rispetto alle attività di export;
  • conoscere le principali variabili geografiche, politiche, culturali, normative ed economiche dei mercati esteri emergenti (in particolare, Paesi del Mediterraneo, del Middle e del Far East, Cina, America latina);
  • raccogliere e analizzare i dati utili a valutare i mercati esteri in termini di struttura, accessibilità, concorrenza, FCS (fattori critici di successo), indici di cultura nella vendita, possibili intermediari commerciali;
  • individuare le connessioni tra mission aziendali e attrattività dei Paesi per definire modelli decisionali utili alle scelte di localizzazione;
  • conoscere gli assetti organizzativi necessari all’internazionalizzazione;
  • conoscere le strategie di gestione della catena di distribuzione e contribuire a ottimizzarla (supply chain);
  • conoscere le opportunità di finanziamento per l’internazionalizzazione e il sistema dei pagamenti internazionali;
  • promuovere la creazione di network aziendali e joint venture a livello nazionale e internazionale;
  • analizzare, interpretare e utilizzare dati per finalità di marketing;
  • applicare strategie di marketing analitico, strategico e operativo;
  • pianificare e realizzare strategie di marketing e comunicazione digitale multicanale, utilizzando le opportunità offerte dai social media e dal web in generale, in un’ottica di integrazione tra offline e online;
  • conoscere il sistema monetario internazionale, con particolare riguardo al posizionamento dell’euro, e le modalità di pagamento utilizzate nelle transazioni estere;
  • conoscere il quadro normativo nazionale, comunitario e internazionale in materia di diritto tributario, doganale e amministrativo;
  • conoscere la contrattualistica internazionale, gli Incoterms, le norme di difesa dei marchi nei mercati esteri e le tecniche di negoziazione;
  • elaborare un business plan per l’internazionalizzazione;
  • dimostrare competenze nella comunicazione e nel public speaking;
  • relazionarsi in lingua inglese (livello B2) e, in particolare, padroneggiare il business english.

Le conoscenze e le competenze sopra elencate, opportunamente declinate, costituiranno gli obiettivi finali del

MASTER IN INTERNATIONAL MARKETING

PROMOTORI E PARTNERS

  • Generazione Vincente Academy
  • Università di Salerno
  • Link Campus University
  • ICE (Istituto per il Commercio con l’Estero)
  • Assocamereestero

Le aziende partner partecipano alla definizione dei moduli didattici e, con propri testimonial professionali, alla realizzazione del percorso formativo, soprattutto nella parte laboratoriale. Costituiscono, inoltre, sedi privilegiate per lo svolgimento degli stage.

STRUTTURA

 La struttura del master sarà modulare e ogni modulo potrà essere frequentato anche singolarmente.

Ciascun modulo prevede lezioni in aula, attività di laboratorio, stage aziendale e certificazione finale sia delle conoscenze e delle abilità acquisite (a cura del team docente e tutoriale), che delle competenze (a cura dell’azienda dove si è svolto lo stage).

Obbligatorio per tutti il modulo di Business English.

Coloro che non posseggono una certificazione di competenze in lingua inglese a livello B2, sono tenuti a frequentare un modulo finalizzato al conseguimento di tale certificazione.

Costituisce titolo preferenziale per l’accesso al master la conoscenza certificata di una seconda lingua straniera (portoghese, spagnolo, cinese, arabo)

Altre attività complementari e trasversali previste sono:

  • orientamento al successivo percorso professionale (colloqui, redazione del CV europeo, empowerment con coaching e counseling dedicato);
  • partecipazione a workshop, fiere, viaggi e visite aziendali;
  • job placement, arricchito da cinque borse lavoro di tre mesi ciascuna.

Incontri a Brussels  

L’offerta formativa del Master si arricchisce con la pianificazione, condivisa con i discenti, di incontri a Bruxelles per consentire la migliore conoscenza delle dinamiche organizzative delle istituzioni europee con riguardo particolare alla gestione dei programmi comunitari, dei piani operativi e dei fondi strutturali.

 DURATA 

Il master prevede 1500 ore di attività, così articolate:

  • 520 ore in aula
  • 500 ore online;
  • 480 ore di stage aziendale in Italia e/o all’estero

DOCENTI, TESTIMONIAL E TUTOR

Docenti provenienti dal mondo accademico, consulenti di direzione, new media manager, strategic planner e managing directors provenienti da importanti aziende nazionali ed estere, tutor d’aula, tutor online, tutor aziendali.

Hanno già dato la disponibilità a insegnare:

  • Lea Battistoni – esperta politiche del lavoro, già Direttore Generale del Mercato del Lavoro del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale;
  • Giuditta Alessandrini – Professore ordinario di Pedagogia sociale e Pedagogia del lavoro presso il Dipartimento di Studi dei processi formativi, culturali e interculturali nella società contemporanea della Facoltà di Scienze della Formazione dell’ Università Roma Tre.
  • Alfonso Siano, Professore Ordinario di “E-marketing” e “Corporate Communication, Università di Salerno
  • Maria Rita Fiasco – Responsabile di progetti internazionali nel settore della formazione del management e del change management per il Gruppo Peagma Srl, Direttore dell’Executive Programme di Istud Business School, percorso di formazione al management
  • Elvira Gaeta, dirigente Ministero dell’Economia e delle Finanze, già dirigente Ministero Commercio Estero
  • Francesca Verde – Responsabile SEO Optima Italia Spa
  • Paolo Alfieri – Global Strategy Manager Gruppo Samsung, Seul
  • Pietro Colangelo – Employee Manager Italia Coca Cola HBC
  • Celia Guimaraes – Rai 24
  • Cisca Jager – partner y CEO di Axion duch training
  • Domenico De Masi – Ordinario di Sociologia delle Professioni, Università La Sapienza di Roma
  • Ilaria Di Carlo – Business Support telecom Italia HR Services
  • Gianpaolo Varchetta : presidente bandi comunitari ordine commercialisti del Tribunale di Napoli, esperto di programmazione europea.

METODOLOGIA DIDATTICA

Didattica laboratoriale e interattiva, che affianchi le lezioni in aula con testimonianze, case study, story telling, esercitazioni di gruppo, lezioni a distanza in autoapprendimento, videoconferenze, forum di discussione, business game, projet work.

STRUMENTI  DIDATTICI

 Dispense strutturate ad hoc, book digitali, piattaforma online.

DESTINATARI

  • Giovani inoccupati, disoccupati dai 22 ai 32 anni in possesso di laurea triennale o magistrale, con una conoscenza della lingua inglese almeno a livello B1 e competenze informatiche certificate.
  • Lavoratori con una consolidata e coerente esperienza aziendale certificata dalle imprese

 IL PLACEMENT

L’obiettivo del master è di creare figure professionali in linea con l’evoluzione legislativa, l’innovazione tecnologica e l’evoluzione del mercato per trasferire competenze concretamente spendibili ed in linea con il fabbisogno di internazionalizzazione ed in tal senso Generazione Vincente Academy garantirà un ufficio placement dedicato al termine del master con l’auspicio di finalizzare il 100% degli stage in contratti di lavoro, i risultati dell’attività di placement saranno resi pubblici.

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